Ordinanza del 3 luglio del Pfesidente della Provincia Autonoma di Trento. Per i concorrenti è obbligatorio il rilevamento della temperatura

Su Strava è gara a chi lo fa più lungo.

di PAOLO DECARLI - 

Trento, 24 giugno 2020. Questo 2020 ha riportato la passione diffusa per macinare chilometri, infatti sembra proprio che anche i cicloamatori più competitivi, dopo aver metabolizzato l’astinenza da competizione, abbiano pensato di far fronte alla dipendenza da adrenalina da gara,  con ripetute super uscite in bici di centinaia e centinaia di chilometri e con migliaia e migliaia di metri di dislivello.

Strava, il social prediletto dai ciclisti, nuovo Bar Sport virtuale, candela domestica che illumina dallo smartphone le serate sul divano con sottofondo di TV e compagne, ci indica chiaramente che nella stagione del lock-down di garette e granfondo gli amanti del pedale hanno deciso di dedicarsi a lunghissimi giri, soprattutto nel fine settimana: 200, 300 e più chilometri sono diventati motivo di vanto da ostentare in bacheca, magari con una foto che certifichi la mitica uscita e che diffonda la news ad amici e posteri.

Il periodo particolare che stiamo vivendo ha fatto nascere anche una nuova categoria di ciclisti: i ciclosmartworker.  Il ciclista smartworker ha un background difficile e travagliato, costellato di uscite in allenamento incastonate come delle gemme preziose nella pausa pranzo, al sorgere del sole o nel dopolavoro. Adesso magicamente si ritrova tempi ottimizzati: zero code in macchina al mattino e al rientro serale visto che lavora a casa, quindi tempi di trasferimento nulli,  fantozziana possibilità di gettare il mouse quando ha fatto 8 ore e zero secondi al pc, e quindi un “sacco” di tempo libero in più e tanti watt da sfogare sul bitume.

Questa maggiore preparazione dello smartworker, se esistessero ancora le gare, lo metterebbe allo stato attuale in diretta competizione con i cicloamatori pensionati (gli unici atleti che fanno più chilometri di un professionista vero) e forse persino con i granfondisti “professionisti” per missione, campioni convintissimi che non hanno un lavoro normale da 8 ore ma vivevano, fino al lock-down, più o meno di granfondo (stile Tommy).

Su Strava così è un delirio quotidiano di giri sempre più lunghi e inondazioni di LIKE, KOM, PR: perché in astinenza dalle gare un KOM vale una Sanremo, un LIKE il bacio di una miss sul palco del Tour e un Personal Record una carica di autostima perché in fondo il nostro social del cuore ci sta dicendo che siamo ancora fighissimi come una volta ! E qui nessuno si salva (nemmeno i ciclisti veri),  chi è senza peccato scagli la prima pietra .... oppure, meglio ancora, faccia diventare PRIVATE  tutte le uscite su Strava !

Unico piccolo problema è che Strava ha deciso di far diventare a pagamento la consultazione delle classifiche sui segmenti … ma in fondo chissenefrega,  i primi 10 si vedono ancora e abbonarsi costa solo il valore di una birra media al mese … ma vuoi mettere quanta adreanalina ti dà la coroncina di un KOM o aver fatto il giro più lungo di tutti !



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